Stasera sono proprio spaccato. A parte la cronica carenza di sonno (che mi chiedo quando potrò mai recuperare se continuo a fare le 3 di notte) oggi mi sono pure allenato. Ormai non ho più il fisico di una volta, e dietro questa frase non si nasconde solo un luogo comune, ma vi è una sacrosanta verità. Se a vent'anni ti potevi allenare anche cinque volte la settimana e riuscivi a recuperare in brevissimo tempo, superati i trenta, e dopo dieci anni di palestra, due allenamenti la settimana sono sufficienti. Due allenamenti di 40 minuti... oltre c'è il sovrallenamento.
A questo punto mi sento stranamente ispirato... sarà che quando il corpo è stanco e tutto sommato appagato, il cervello ragiona meglio o più semplicemente sarà che le endorfine rilasciate dal cervello sotto i sengnali che arrivano dai muscoli doloranti provocano in me uno stato di catartico piacere... ok ok, ho finito di sparare stronzate... o meglio forse ho appena iniziato.
Riflettevo su di un articolo letto sul numero 10 di "Mente e cervello". Nell'articolo si parla di una scoperta affascinante: il cervello dispone di notevole plasticità fisica anche in età adulta. Bella scoperta direte voi, uno può imparare benissimo qualcosa di nuovo a 10 anni come a 60. Giustissimo, forse a 60 anni impiegherebbe un po' più di tempo che non a 10, ma sarebbe comunque in grado di farlo. Ma non è questa la questione. Prestate bene attenzione, ho detto plasticità fisica.
Quello che si è scoperto è che intervengono modifiche fisiche anche nel cervello degli adulti, ovvero, e qui cito la rivista, "con l'esercizio e l'addestramento, è possibile non solo riconfigurarne la struttura (aree debilitate vengono baipassate ed i compiti che prima eseguivano vengono effettuati da altre aree), ma aumentare l'ampiezza di una zona di controllo. Se prima una determinata area era dedicata al controllo della mano, dopo aver appreso nuove abilità manuali, si nota che una più ampia area del cervello viene deputata al controllo della mano. Il concetto è semplice: la migliore abilità manuale conseguita non è dettata da un semplice apprendimento del gesto, ma da una nuova configurazione a livello celebrale, una più ampia area del cervello controlla i movimenti della mano".
Potete capire meglio la portata della scoperta se pensate che si era sempre pensato che tale capacità fosse prerogativa solo di un cervello di un bambino nei primi anni di vita.
Chi, incredibilmente, stesse ancora leggendo... potrebbe chiedersi: "ma che diavolo di storto percorso celebrale ti ha portato a tirare fuori sto articolo? Tu non sei mica normale, secondo me le endorfine ti hanno sfasato le sinapsi!". A parte il discorso sulla mia presunta normalità su cui potrei aprire una parentesi ma che per vostra fortuna vi risparmio... datemi un secondo, e capirete il nesso.
Mi sono sempre chiesto come fosse possibile che quando avevo vent'anni mi potessi allenare anche 5 volte la settimana, con un volume di lavoro che se provassi a fare oggi penso non sarei in grado di arrivare vivo al 5° giorno! Quello che mi ha sempre stupito, sono le ragioni ed i meccanismi alla base di questo processo. Sostanzialmente, entro i primi anni di palestra, per portare ad esaurimento un gruppo muscolare non solo erano necessarie diverse serie, ma anche diversi esercizi. Oggi, sono sostanzialmente in grado di creare lo stesso stimolo allenante con una sola serie ed un paio di esercizi.
Ci avevo già riflettuto sopra, ed avevo formulato una serie di ipotesi:
- apprendimento del sistema nervoso centrale relativo alla capacità di controllo del muscolo, in sostanza una miglior coordinazione muscolare, miglior controllo sui motoneuroni;
- incremento con gli anni del carico utilizzato nei vari esercizi, carico ormai vicino ai limiti naturali di forza: i carichi impiegati provocano un notevole danno a livello muscolare sin dalle prime ripetizioni;
- il fattore età, con il passare degli anni, naturalmente, la capacità di recupero del corpo si riduce... provate a pensare a quando prendevate una sbronza a vent'anni. Il mattino dopo, a parte un leggero intontimento, tutto sommato stavate benino. A trent'anni invece, ti ci vuole una settimana per rimetterti in sesto!
- aumento della soglia del dolore, ovvero capacità sopportazione migliore del dolore muscolare (in pratica continuare a spingere anche se i muscoli chiedono pietà)
Tutti fattori che probabilmente non vanno presi singolarmente, ma in stretto rapporto tra loro. Ma ora si presenta una quinta ipotesi, più affascinante. E' possibile, mi chiedo, che l'area del mio cervello dedicata al controllo della muscolatura volontaria sia oggi, a trent'anni di età, molto diversa, a livello fisico-strutturale, da com'era quando ne avevo 20? La capacità pressochè immediata di visualizzare mentalmente il muscolo allenato e di "spremerlo fino all'osso" in poche ripetizioni, potrebbe in realtà essere il risultato di un adattamento specifico del sistema nervoso centrale?
Supposto sia vera questa ipotesi, la domanda che potrebbe sorgere spontanea è: il processo è automatico in tutti coloro che si allenano, oppure è specifico solo di alcuni soggetti naturalmente predisposti o semplicemente che seguono una determinato percorso di allenamento? Le conseguenze di una risposta affermativa o meno sono molteplici, ma le lascio a voi.
Dulcis in fundo: speculazioni ed ipotesi personali a parte, è un dato di fatto che anni di allenamento, esercizio e pratica portano indubbiamente ad un miglior controllo da parte del sistema nervoso centrale sulla muscolatura volontaria. Tale capacità potrebbe implicare non solo dei processi di apprendimento, ma una vera e propria riconfigurazione strutturale fisica delle aree deputate nel sistema nervoso centrale stesso.